- Corteglia (Ticino-CH) 420m. -

La Grande Neve del 27 Gennaio 2006

 

La nevicata del 27 gennaio 2006 spicca come l’evento meteorologico più fantastico si tutta la mia vita.

In questo riassunto cercherò di riassumere quanto accaduto in quel giorno ripercorrendo le tappe che hanno portato a ciò.
La mattina di giovedì 26 gennaio in Ticino sembra una mattina come tante altre. Il cielo è coperto e fa freddo.

Le previsioni meteorologiche annunciano l’arrivo di una forte perturbazione entro la sera che dovrebbe apportare abbondanti nevicate il venerdì su tutta la regione.

Sono le 9 del mattino quando parto per andare a scuola, ci sono -3° un freddo intenso che come una lamina penetra nel corpo. Una temperatura comunque già sperimentata tante volte in quell’inverno. Le mattine nei giorni sereni erano state anche più pungenti.

La gente cammina, lavora, le strade sono agibili, tutto è normale e seppur molti erano consapevoli che il giorno seguente avrebbe nevicato intensamente nessuno o quasi si aspetta quello che capiterà di lì a 24 ore.
Alle ore 12 con temperatura bassa, dalla pianura padana risaliva il primo nucleo con precipitazioni nevose che investiva il Mendrisiotto e provocava poco più che una spolverata che si rivelava solo un assaggino. La nevicata dopo le 13 si placava e cadeva per ore soltanto del nevischio.

Alla sera le luci del giorno lasciavano il posto alle tenebre della notte. Nel frattempo si preparava la nevicata più intensa degli ultimi 100 anni (in un giorno). Alla 1 di notte, dopo aver accumulato 10 cm, si passava dal nevischio alla neve vera. Nel corso di poche ore la situazione precipitava, la nevicata intensificatasi risultava pressoché continua e la temperatura negativa permetteva la conservazione di ogni fiocco anche al suolo. Alle 7 e 30 del mattino, al suolo già si contavano 36 cm con nevicata intensa in corso. Le strade erano ormai impraticabili senza catene, qua e là si vedevano spalatori improvvisati presi alla sprovvista da un risveglio tanto bianco.

Preparatomi per andare a scuola a piedi non prestai nemmeno attenzione alla lancetta dell’orologio che incessantemente avanzava, consapevole che in pochi sarebbero giunti puntuali alle lezioni. Tuttavia giunto a scuola constatai che la situazione era più compromessa di quello che credevo. Pochi allievi a scuola, docenti assenti e allievi ammassati stranamente al pianterreno. Intanto continuava a nevicare e la circolazione sulle strade era compromessa. Motivo per cui non fu difficile ipotizzare la chiusura straordinaria della scuola che avvenne con euforia generale. Di ritorno a casa percorrevo le strade solitamente tanto trafficate avvolte questa volta da una calma irreale. I giardini sembravano quadri fiamminghi invernali pieni di piccole scene, di bimbi e cani festosi.

Durante il mio viaggio le case sprigionavano quel calore umano che mai avevo notato prima. 2 vicini conversavano e si scambiavano battute cordiali ed uno offriva all’altro aiuto. Qualcuno affacciato al balcone gridava all’altro il suo stupore alla vista di tanta neve. Era silenzioso il Mendrisiotto quella mattina del 27 gennaio, il rumore dei motori era soffocato dallo scroccar della neve al suo calpestamento di qualche persona che imbacuccata si recava a far la spesa e dalle pale che lavoravano senza sosta. Uno spazzaneve impotente ogni tanto turbava la quiete ma la nevicata era tanto intensa che il suo lavoro era inutile.

C’era spazio perfino per qualche temerario fondista che scambiava la strada cantonale per una pista da sci. Giunto a casa e finalmente al caldo seguii ora per ora l’evolversi della situazione mentre i primi articoli giornalistici titolavano a tutta pagina “tsunami bianco, tilt e caos” quasi volessero in un qualche modo turbare quell’atmosfera idilliaca creatasi in una notte. Ma la neve era più forte di tutto ciò e la magica atmosfera rimaneva intatta.

Continuò a nevicare fino alla prima parte della notte con l’accumulo che raggiunse i 78 cm. Il mattino seguente una fastidiosa pioggerella rubava la scena alla neve e lentamente l’incantesimo della bianca Cenerentola si spezzava e con la pulizia delle strade tutto rientrava nella normalità. Nonostante ciò queste pazze 24 ore, a cavallo tra la 1 del 27 e la 1 del 28 rimarranno sempre impresse nella mia memoria. Niente potrà mai cancellare quel ricordo indelebile di quel pazzo giorno, pieno di neve, pieno di gioia e tanto caldo di umanità.



Ecco le foto fatte al mattino, dal ritorno dalla scuola chiusa.
















Ecco il pomeriggio























 



 



La notte e la mattina seguente












































il 10 febbraio, favonio e quel che rimane della neve





Il campo sportivo del paese di Castel San Pietro che si trova nella frazione di Corteglia si trova in un area all'ombra. Evidentemente è stato "ripulito".




Non è raro nelle aree all'ombra trovarsi di fronte a giganteschi lastroni di ghiaccio.

Reportage documentato grazie a Mattia da Corteglia (Ticino-CH) - 420m